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Viaggio di un pellegrino cristiano che attraversa la Puglia lungo la via Traiana

Verso la fine del regno di Costantino, nel 333-334 d.C., un pellegrino cristiano di Burdigala (l'attuale Bordeaux) si recò in Palestina; al suo ritorno da Costantinopoli raggiunse Valona, sull'opposta sponda dell'Adriatico, traghettò ad Otranto e percorrendo la via Traiana, attraversò la Puglia da Sud a Nord in direzione di Roma. Durante tutto il suo viaggio il pellegrino annotò accuratamente tutte le tappe e le distanze, il cosiddetto Itinerarium Burdigalense. Si tratta di un prezioso documento che ci consente di ripercorrere l'itinerario.

 

Ne riproduciamo la sezione pugliese, con l'indicazione delle varie tappe e delle distanze in miglia (1 miglio = 1600 m).

Dall'itinerario si desume che il numero delle stazioni era aumentato rispetto al periodo precedente. Illuminante è ad esempio il confronto con l' Itinerarium Antonini: il tratto compreso tra Otranto e il confine della provincia, la mutatio Aquilonis, la strada risulta arricchita di ben sette stazioni, passando da dodici alle diciannove incontrate dal pellegrino di Bordeaux.

Oltre alle civitates, che fungevano da mansiones (stazioni per il pernottamento), sono registrate anche mansiones poste non in centri urbani ed anche semplici mutationes (stazioni per il cambio dei cavalli). In età tardoantica molte stazioni viarie dovettero rapidamente trasformarsi in villaggi, attraendo la popolazione delle campagne circostanti.

Colpisce infatti che mentre il pellegrino di Bordeaux annotava lungo il suo viaggio la presenza di una serie di stazioni sorte in luoghi anonimi in aperta campagna in corrispondenza di un miliario, come le mutationes Ad Decimum (10 miglia a sud di Egnazia), Ad Quintodecimo e Undecimum (rispettivamente a 15 e 11 miglia da Canosa), la Tabula Peutingeriana registrava una rete vici, a volte situati nelle stesse località delle precedenti stazioni, ormai caratterizzati, anche nella denominazione, da una loro più marcata fisionomia.

Inoltre le stazioni registrate dall' Itinerarium Antonini erano costituite prevalentemente da civitates, che ritroviamo quasi tutte confermate come mansiones in quello Burdigalense, tranne Butruntus-Butontones (Bitonto) e Turribus - Turres Aurilianas: il miglioramento consiste nell'inserimento lungo il percorso di molte mutationes, che consentono di ridurre notevolmente le tappe rendendo più veloci, sicuri e confortevoli i collegamenti.

I tratti pugliesi restavano però mediamente particolarmente lunghi. In confronto con altri assi della rete viaria italiana percorsi dallo stesso pellegrino, le distanze medie tra una stazione e l'altra erano di circa 12,5 miglia, più alta rispetto a 8,5-10,5 circa del resto d'Italia; in Puglia si potevano percorrere inoltre distanze notevoli tra una stazione e la successiva, come 18 miglia tra Herdonia ed Aecae o tra Brindisi e la mansio Spilenaees (localizzabile forse a Torre Santa Sabina); ancor più distanti risultavano a volte le tappe per il pernottamento: la media era di 25 miglia, ma non mancavano superiori, come le 39 miglia che separavano Brindisi da Egnazia, forse la tappa più lunga registrabile in Italia, e le 35 miglia tra Egnazia e Bari.
In compenso però, la maggior parte dei percorsi era pianeggiante, caratteristica questa che doveva alleviare il disagio derivante da tappe troppo lunghe.

La via Traiana diventò la principale strada della Puglia, conservando a lungo un buon livello di efficienza: ancora nel VI secolo la strada risultava perfettamente agibile, come mostra, per esempio, il rapido spostamento delle truppe del generale bizantino Giovanni da Brindisi a Canosa, in un tratto che richiedeva secondo Procopio cinque giorni di cammino.